venerdì, Maggio 24

Intercettazioni, informazione sotto attacco. Fnsi: «Chi ha paura dei cronisti?»

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Il sindacato dei giornalisti esprime «forte preoccupazione» per l’annunciata riforma della giustizia e pone quattro domande al ministro Carlo Nordio. «Più che un freno ai processi mediatici si ha l’impressione che si voglia oscurare l’articolo 21 della Costituzione», rileva.

«L’informazione continua a essere sotto attacco per via legislativa». A lanciare l’allarme è la Federazione nazionale della Stampa italiana che, in una nota, esprime «forte preoccupazione» per l’annunciata riforma della giustizia.

«Alcune disposizioni delineate dal ministro Carlo Nordio vanno nella direzione della compressione del diritto di cronaca, già fortemente minato dal decreto Cartabia sulla presunzione di innocenza», rileva la Fnsi, che pone al ministro «quattro semplici domande»:

Perché c’è bisogno di andare a normare contenuti già regolamentati in maniera netta e univoca dal Codice di procedura penale?

Si vuole avvisare e quindi intimorire le giornaliste e i giornalisti?

Chi ha paura della libertà di stampa più volte richiamata anche dal presidente della Repubblica quale presidio fondamentale della società democratica?

Perché sempre e comunque colpevolizzare le croniste e i cronisti?

«In tema di pubblicazione delle intercettazioni criterio insindacabile è l’interesse pubblico a conoscere, come sancito da diverse sentenze della Corte europea dei diritti umani, nel rispetto della dignità delle persone coinvolte sancito anche dal Codice deontologico dei giornalisti», rileva la Fnsi.

«Più che un freno ai processi mediatici – incalza il sindacato dei giornalisti – si ha l’impressione che si voglia oscurare l’articolo 21 della Costituzione, dimenticando che chi esercita la giustizia lo fa in nome e per conto del popolo italiano così come i giornalisti esercitano il diritto e dovere di informare i cittadini in maniera compiuta e pluralistica nel rispetto degli altri diritti costituzionalmente garantiti. A riprova di ciò nulla viene fatto contro le querele temerarie».

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