lunedì, Agosto 15

Un posto occupato per le donne assenti

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postoccupato

Un drappo di stoffa rossa, a segnare che quel posto è occupato. E lo è da una persona di riguardo: una donna. Una donna che un posto lo occupava, a casa, al lavoro, sul bus, a scuola, a teatro, comunque nella vita. Quel posto che le è stato tolto da un uomo: magari una volta amato, magari diventato un minaccioso sconosciuto. Qualcuno che ha deciso di togliere loro il posto e la vita.

E invece, quel posto va occupato. A nome loro e di tutte le altre, le vittime del femminicidio e della violenza quotidiana, anche quando non arriva alle conseguenze più tragiche. La Commissione Pari Opportunità della Federazione Nazionale della Stampa rilancia, in vista dell’8 marzo, la mobilitazione “Posto occupato”  ideata lo scorso anno da “la Grande Testata”.  E lancia un appello perché in tutti i talk show televisivi,  su qualunque rete televisiva o web e di qualunque argomento si discuta, ci sia un posto occupato da qualcosa di rosso: a testimoniare che la violenza sulle donne e contro le donne è uno dei problemi fondamentali di questo mondo. E chiede anche  che le trasmissioni dei salotti televisivi si occupino, almeno per un giorno, di questioni tenute a margine: a partire dalle spagnole del Tren de la Libertad che non solo difendono l’autodeterminazione nella legge sull’aborto, ma rilanciano l’autonomia e il diritto delle donne, per arrivare alle questioni di genere legate alla nuova legge elettorale e a tutte le sedi della rappresentanza, a quelle legate alla salute, al lavoro e alle garanzie di welfare.

Per questo l’appello è a tutto il mondo dell’informazione: un posto occupato per ricordare chi forzatamente da quel posto è stata buttata fuori. E perché tutti i posti delle donne siano occupati. Senza una striscia rossa di sangue, di dolore, di emarginazione.

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