giovedì, Dicembre 1

Querele bavaglio, focus in Fnsi sul ‘caso Italia’. Lorusso: «Riforma bloccata dai veti della politica»

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Prima tappa nella sede del sindacato per la missione del consorzio europeo Media Freedom Rapid Response. Obiettivo: fare il punto sull’uso delle azioni legali usate per tentare di impedire ai giornalisti di informare i cittadini. Mercoledì conferenza stampa per illustrare gli esiti degli incontri degli osservatori internazionali.

Le storie delle croniste e dei cronisti italiani vittime di Slapp, le azioni legali usate per tentare di limitare la partecipazione pubblica e dunque anche il diritto di cronaca, al centro della prima tappa nella sede della Fnsi, a Roma, della missione italiana del consorzio europeo Media Freedom Rapid Response.

Dopo la presentazione delle attività del consorzio – progetto finanziato dalla Commissione Europea che si occupa di monitoraggio, ricerca e supporto pratico al giornalismo dei Paesi membri e candidati all’ingresso nella Ue – spazio alle testimonianze, fra gli altri, delle giornaliste e dei giornalisti Antonella Napoli, Floriana Bulfon, Claudio Lazzaro e Valerio Cataldi.

A fare gli onori di casa il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, che ha illustrato lo stato dell’arte della legislazione sulla diffamazione in Italia. «Le querele bavaglio sono un fenomeno diffuso, soprattutto in sede civile come richiesta di risarcimento danni esorbitante con l’intenzione di tentare di impedire al giornalista o all’editore di occuparsi di un caso o di bloccare una inchiesta. Innescando, soprattutto per colleghi freelance o precari, quel chilling effect più volte stigmatizzato dalla Corte europea dei diritti umani che nei fatti si traduce in una limitazione la libertà di stampa», ha esordito.

«Esiste una proposta di legge che introdurrebbe anche in Italia un principio di civiltà, ovvero inibire attraverso una pesante sanzione pecuniaria l’uso temerario di azioni legali contro i cronisti, ma anche questo provvedimento, come simili negli anni passati, nonostante l’impegno del sindacato, non andrà in porto. Manca la volontà politica», ha aggiunto il segretario Fnsi.

«Mentre sul piano penale – concluso Lorusso – quasi un anno fa la Consulta ha dichiarato in parte incostituzionale la previsione del carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa, chiedendo al legislatore di intervenire per giungere a una riforma organica della materia. Riforma che ad oggi ancora non c’è».

Dal confronto, moderato da Paola Rosà di Obct, è emerso anche il “caso” del recepimento della direttiva europea sulla presunzione di non colpevolezza, mentre Susanna Ferro (della Ong Transparency International) ha presentato le attività della Case Coalition contro le Slapp, che ha raccolto centinaia di migliaia di firme inviate alla Commissione Ue e Roberta Taveri ha illustrato l’impegno in diversi Paese di Article 19. All’avvocato Giulio Vasaturo, in chiusura, il compito di raccontare alcuni significativi esempi di azioni legali che si è trovato a dover contrastare al fianco dei cronisti.

Domani, mercoledì 6 aprile, alle 17, sempre nella sede della Fnsi, è in programma un incontro con la stampa durante il quale gli osservatori internazionali di Mfrr tireranno le somme dalla missione italiana iniziata lunedì 4 aprile.

Partner del consorzio sono la Federazione europea dei giornalisti, l’associazione Article 19, il Centro europeo per la libertà di stampa e dei media (Ecpmf), l’International Press Institute (Ipi), Free Press Unlimited (Fpu), InfAI (Institute for Applied Informatics at the University of Leipzig) e, per l’Italia, l’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (Obct).

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