sabato, Giugno 22

Quello che i giornalisti non dicono’: le storie di precariato raccolte da IrpiMedia’

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Il lavoro è il risultato dell’inchiesta condotta da Alice Facchini per analizzare la salute mentale di croniste e cronisti italiani, partite iva e collaboratori occasioni, spesso sfruttati, sottopagati, vittime di situazioni di disagio.

Giacomo, Katia, Monica, Maurizio, Valentino e troppi altri. Tutti nomi di fantasia, usati per raccontare storie reali fatte di precariato diffuso, di aziende che non coprono le assicurazioni, di traumi irrisolti, di discriminazioni, molestie, ansia, depressione, burnout.

Storie non diverse da quelle che anche sui grandi giornali capita di leggere. Storie che, però, fanno fatica a raggiungere il pubblico quando i protagonisti sono giornaliste e giornalisti precari e freelance, partite iva o collaboratori occasioni, spesso sfruttati, sottopagati, senza i quali però sugli stessi giornali tante notizie non comparirebbero.

Sono le storie raccolte nell’inchiesta “Quello che i giornalisti non dicono” realizzata da Alice Facchini per IrpiMedia per analizzare la salute mentale di giornaliste e giornalisti italiani spesso vittime di situazioni di disagio.

La Fnsi ne aveva parlato ad agosto 2023 (qui). E alla Fnsi e alle iniziative messe in campo dal sindacato per colleghe e colleghi lavoratori autonomi Facchini dedica parte del lavoro: dai risultati del Precariometro, la ricerca condotta tra il 2021 e il 2022 su 266 giornalisti precari, a quelli dell’indagine sulle molestie presentata dalla Cpo nel 2019, fino all’impegno della Commissione nazionale lavoro autonomo e dei vertici della Federazione della Stampa.

Anche se il tasso di sindacalizzazione tra i freelance è ancora basso, come riporta un passaggio dell’inchiesta di IrpiMedia, che dedica un passaggio all’intervento della segretaria generale Alessandra Costante durante l’incontro “Vita da freelance, la (non) libera professione” che si è svolto a Conselice a inizio ottobre 2023.

Una fotografia impietosa, uno studio approfondito, quello pubblicato sul sito web (da poco rinnovato) dell’Investigative Reporting Project Italy, arricchito da tavole a fumetti, grafici, rimandi a studi internazionali.

Un lavoro che merita di essere letto e discusso: la versione integrale è disponibile a questo link.

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