martedì, Novembre 29

La riforma Inpgi, nessun prelievo sulle pensioni in atto

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di Enzo Ferrini
Consigliere nazionale Ungp

Dall’analisi dell’attuario sulle prospettive di bilancio dell’Inpgi al momento non c’è sul tavolo il prelievo dalle pensioni, perché non ritenuto necessario sulla base degli altri interventi di risanamento che si stanno elaborando“. Lo ha detto il vicepresidente vicario dell’Inpgi, Giuseppe Gulletta, incontrando il comitato esecutivo dell’Ungp (Unione nazionale giornalisti pensionati), sindacato di base della Fnsi. Nella riunione del 24 giugno scorso il Consiglio nazionale dell’Ungp, prendendo atto delle informazioni fornite dal vicepresidente vicario dell’Inpgi, ha approvato un ordine del giorno nel quale si afferma che il sindacato dei pensionati “continuerà a seguire l’iter della riforma, sollecitando il prosieguo della consultazione delle parti sociali, e si impegna a tenere costantemente informati tutti gli iscritti”.

QUALI SONO GLI INTERVENTI DI RISANAMENTO SUI QUALI SI STA LAVORANDO?

L’Inpgi – ha detto Gulletta – non è con l’acqua alla gola ma le indicazioni dei ministeri e dell’attuario indicano come necessari l’allargamento della base contributiva ed il riesame dei temi legati all’età pensionabile ed agli anni di contribuzione. Per quanto riguarda l’allargamento della base contributiva verranno intensificate le visite ispettive ed i controlli anche negli uffici stampa pubblici e privati per fare affluire nelle casse Inpgi i contributi di tutti coloro che svolgono attività giornalistica. Gli editori, nella prospettiva dell’approvazione della nuova legge nazionale sull’editoria, dovrebbero aumentare di un punto la percentuale di contribuzione. Sono allo studio anche modifiche delle regole sull’età pensionabile per avvicinarsi al sistema generale. In pratica in pensione più tardi (con un aumento graduale nel periodo 2017-2020) e con rendimenti delle aliquote meno elevati ma comunque con parametri migliori di quelli Inps. Verrà valutata la sostenibilità di altre prestazioni per invalidità e case di riposo. Si procederà alla vendita del patrimonio immobiliare, così come previsto dalla legge per gli enti previdenziali privati. Saranno previste garanzie per inquilini, iscritti all’ Inpgi e per i dipendenti Inpgi con diritto di prelazione ed agevolazioni fino al quarto grado di parentela. Misure da adottare nel più breve tempo possibile per l’entrata in vigore nel gennaio 2017.

Nel dibattito in Consiglio sono intervenuti vari colleghi. Particolarmente significativo mi è sembrato quello di Marco Gardenghi (Associazione Stampa Emilia Romagna) secondo il quale l’unico strumento efficace per risolvere i problemi dell’Inpgi è l’aumento della platea dei contribuenti. Oggi il rapporto tra quanto entra e quanto esce dalle casse Inpgi è di 100 a 148. Gli editori – ha proseguito – hanno utilizzato l’Inpgi come un bancomat e l’uso improprio degli ammortizzatori sociali, anche quando non c’era il consenso dei Cdr, “è stato per l’Inpgi un colpo mortale”.

Nel mio intervento, come rappresentante dei giornalisti pensionati umbri, ho preso atto delle assicurazioni del vicepresidente vicario dell’Inpgi sul fatto che la riforma non prevederà prelievi sulle busta paga dei pensionati. Ho però anche espresso dubbi sulla efficacia degli interventi annunciati per un consolidamento dell’Inpgi che non sia soltanto temporaneo. L’allargamento della base contributiva per un equilibrio di bilancio (negli ultimi anni sono stati persi 3.000 posti di lavoro mentre continua a crescere il numero dei pensionati) al momento mi appare di difficile realizzazione visto il panorama disastroso dell’editoria e la rivoluzione tecnologica in atto che con la rete ha creato la falsa illusione di una informazione di qualità gratis. Anche la disponibilità degli editori all’aumento dei contributi Inpgi è tutta da verificare alla luce degli attesi aiuti di una legge sulla editoria il cui cammino, tra Camera e Senato, appare ancora tortuoso. Per quanto riguarda poi la vendita degli immobili (in una percentuale resa obbligatoria dalla legge) purtroppo non è questo il momento migliore per cedere i nostri “gioielli di famiglia”. Il mercato immobiliare, già in affanno, sta per essere invaso anche dalle offerte dei patrimoni degli altri enti con il rischio di dovere “svendere” i risparmi di quello che è il salvadanaio dei pensionati di oggi e di quelli di domani. Spero tuttavia che gli interventi di risanamento annunciati nel complesso possano essere efficaci per mettere in sicurezza l’Inpgi ma ho sollecitato i colleghi a prendere in considerazione anche la prospettiva di una eventuale “ipotesi B”. Prendere in considerazione e non proporre. Quella di prelievi sulle pensioni in atto, rimedio estremo ma preferibile comunque al crollo dell’Inpgi con il trasferimento dei nostri contributi e risparmi nelle casse dell’Inps. Ripeto, solo come rimedio estremo, da subordinare a tutte le altre misure, compreso il taglio dei costi di gestione dell’Inpgi e di compensi come quello di oltre 230.000 euro all’anno percepito dal nuovo presidente Inpgi. Nella malaugurata ipotesi che si debba giungere a questa “ipotesi B” come giornalisti (pensionati e non) dobbiamo chiedere di istituire un capitolo di bilancio (o strumento analogo) dove fare confluire questi risparmi per non disperderli nella contabilità generale. Una sorta di salvadanaio trasparente (facilmente consultabile anche su internet) al quale attingere, con modalità e tempi decisi da noi giornalisti, per sostenere le pensioni più basse.

Ritengo che queste informazioni sulle misure allo studio (così come annunciate al consiglio Ungp) debbano essere portate all’attenzione di tutti i colleghi, pensionati e non, poiché i problemi di oggi dell’Inpgi in gran parte dipendono certamente dalla crisi occupazionale conseguenza di una rivoluzione tecnologica con effetti difficili da prevedere e da gestire, ma anche da errori passati (spese e prestazioni) sui quali non abbiamo vigilato a sufficienza. A cominciare dal sottoscritto. E’ quindi interesse di tutti, anche dei non pensionati, evitare che possano ripetersi.

 

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