domenica, Luglio 21

Domani, petizione internazionale contro gli attacchi al giornale e per la libertà di stampa

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Al momento sono 70 i firmatari del documento in difesa di Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine, che rischiano fino a 9 anni di carcere. Tra i sostenitori anche Fnsi, Efj e Ifj.

Il giorno dopo l’audizione del direttore del Domani Emiliano Fittipaldi davanti alla Commissione parlamentare Antimafia nell’ambito del filone dell’inchiesta di Perugia che riguarda alcuni articoli pubblicati sul suo giornale, arriva una petizione promossa dai giornalisti del quotidiano in difesa dei loro tre colleghi, Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine, che rischiano fino a 9 anni di carcere. Di seguito il testo integrale dell’appello pubblicato martedì 23 aprile 2024, rilanciato da Fnsi, Efj e Ifj e già sostenuto da 70 tra organizzazioni per la libertà di stampa e testate giornalistiche:

APPELLO CONTRO GLI ATTACCHI A DOMANI E PER LA LIBERTA’ DI STAMPA IN ITALIA

Tre giornalisti del quotidiano italiano Domani – Giovanni Tizian, Nello Trocchia, Stefano Vergine – rischiano fino a 9 anni di carcere. Sono indagati dai magistrati della procura di Perugia con l’accusa di aver chiesto e ricevuto documenti riservati da un pubblico ufficiale, e di aver violato il segreto istruttorio attraverso la richiesta e la pubblicazione di informazioni contenute in quei documenti.

L’indagine è iniziata dopo la pubblicazione nell’ottobre del 2022 dei nostri articoli sul conflitto di interessi che coinvolge il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, pagato per anni dall’industria delle armi. Il ministro non ha smentito le informazioni sui suoi compensi milionari, ma ha chiesto all’autorità giudiziaria di individuare la presunta fonte di Domani.

Dopo l’adozione da parte delle istituzioni europee dello European Media Freedom Act, l’Unione europea si promette di rafforzare la protezione delle fonti giornalistiche, regolando in modo stringente, per tutti gli stati membri, la possibilità per il potere giudiziario di indagare sulle fonti dei media, e prevedendo che ciò possa avvenire solo in casi limitati.

Al contrario, la decisione della Procura di Perugia di risalire alle fonti dei nostri cronisti rischia di trasformare lo stesso giornalismo d’inchiesta in un reato. Non a caso l’episodio è stato già stigmatizzato dai maggiori sindacati e organizzazioni italiane ed europee, come la Fnsi, la Media Freedom Rapid Response, lo European Centre for Press and Media Freedom, la European Federation of Journalist, Free Press Unlimited,  International Press Institute, ARTICLE 19 Europe e OBC Transeuropa.

Senza la possibilità di verificare notizie e senza informatori che fanno trapelare informazioni riservate, il giornalismo investigativo avrebbe limiti enormi. Così come limitata sarebbe la libertà di stampa, a svantaggio del diritto della pubblica opinione ad essere messa a conoscenza delle notizie di pubblico interesse che il potere politico ed economico vogliono nascondere.

Temiamo che l’attuale indagine sui nostri reporter rappresenti un tentativo di violare la riservatezza delle fonti giornalistiche e di mettere a tacere le inchieste sui membri dell’attuale governo.

Non è la prima volta infatti che membri dell’esecutivo agiscono contro Domani e altri media italiani: querele temerarie, richieste di risarcimento danni e intimidazioni sono sempre più frequenti.

Con questo appello, chiediamo alle autorità giudiziarie e politiche italiane di rispettare il diritto di cronaca, la libertà di informazione e il diritto dei cittadini a poter contare su media indipendenti.

PER APPROFONDIRE
A questo link l’appello e l’elenco dei firmatari.

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