domenica, Marzo 3

Diritto di cronaca, rischio bavaglio sulle ordinanze di custodia cautelare

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Un emendamento presentato dal deputato di Azione Enrico Costa alla legge di delegazione europea prevede di vietare la pubblicazione degli atti fino alla chiusura delle indagini preliminari. Costante: «Certa politica è allergica alla libertà di stampa. Norme di questo tipo servono solo al potere, non certo ai cittadini».

Rischia di farsi ancora più soffocante il bavaglio “di Stato” alla stampa. Nei giorni che precedono Natale la Camera dei deputati è chiamata a pronunciarsi (a scrutinio segreto) su un emendamento alla legge di delegazione europea presentato dal deputato di Azione Enrico Costa il cui obiettivo è quello di vietare la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare fino alla chiusura delle indagini preliminari.

La cornice entro la quale si vuole inserire la nuova stretta è quella dell’attuazione della direttiva europea sulla presunzione di innocenza, contro la quale la Fnsi si è già rivolta alla Commissione europea, denunciando più volte anche in piazza i danni che arreca al lavoro dei giornalisti e al diritto di cronaca.

“Al fine di garantire l’integrale e compiuto adeguamento alla direttiva”, si legge nel testo presentato da Costa, si delega il governo ad adottare, su proposta del ministro per gli Affari Europei e del ministro della Giustizia, uno o più decreti legislativi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

Nell’esercizio di tale delega, qualora l’emendamento venisse approvato, il governo sarebbe tenuto a seguire “il seguente principio e criterio direttivi specifico: modificare l’articolo 114 del codice di procedura penale prevedendo, nel rispetto dell’articolo 21 della Costituzione e in attuazione dei princìpi e diritti sanciti dagli articoli 24 e 27 della Costituzione, il divieto di pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”.

Oltre a quella di Enrico Costa, il testo reca la firma del deputato di Italia Viva, Davide Faraone. Il governo ha dato parere negativo, ma la maggioranza è divisa e, se non venisse ritirato, l’emendamento avrebbe serie possibilità di essere approvato.

«Il bavaglio è sempre più stretto intorno all’informazione», rileva Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi. «Questo emendamento – incalza – renderebbe proibitivo il lavoro dei cronisti, ma è esattamente ciò che vuole certa politica allergica alla libertà di stampa. Anzi, alla libertà. Norme di questo tipo servono solo al potere, non certo ai cittadini».

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