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Il Viminale presenta il pool contro le fake news

Odg e Fnsi: «Non spetta alla Polizia dire se una notizia è fondata»

Potenziato in vista delle elezioni il servizio, affidato alla Polizia postale, che consente di segnalare le notizie ritenute false. «Nessun Grande Fratello, ma un servizio pubblico», spiegano Gabrielli e Minniti. «Vigileremo perché non ci siano invasioni di campo», replicano i rappresentanti dei giornalisti.

Il ministro dell’Interno e il capo della Polizia hanno presentato il ‘pulsante rosso’ contro le fake news, un servizio online che consente ai cittadini di segnalare quelle che riterranno ‘bufale’ che circolano in rete. Nessuna interferenza con la campagna elettorale, nessun intervento sulle dichiarazioni di esponenti di partiti, nessun «Grande Fratello» che farà le pulci alle opinioni politiche, ma solo un «servizio pubblico» che c’è già e che vuole essere migliorato in un «momento delicato per il Paese come è quello delle elezioni», rassicurano Marco Minniti e Franco Gabrielli.
Un’iniziativa che, comunque, non ha mancato di suscitare polemiche, vista la delicatezza dell’argomento e visto l’approssimarsi della scadenza elettorale.
«L’inquinamento da fake news che inquieta e preoccupa i giornalisti – è il commento di Ordine nazionale dei Giornalisti e Federazione nazionale della Stampa italiana – è fenomeno che, salvo errori o omissioni di controllo, non riguarda la categoria. Da questo punto di vista, l’iniziativa del ministero dell’Interno rende chiaro che il giornalismo professionale è ai margini di questa serissima questione, sulla quale, soprattutto se collegata a moltiplicazione attraverso bot basati su algoritmi, abbiamo anzi più volte suonato un campanello d’allarme».
La lotta alle fake news, «che potenzialmente possono essere finanche strumento di disegni eversivi», proseguono Odg e Fnsi, «è assolutamente propria dei compiti dello Stato. Vigileremo naturalmente perché non ci siano invasioni di campo sulla deontologia, il cui controllo spetta, invece, alla categoria stessa attraverso l’Ordine professionale. Tuttavia, già interloquendo con l’Agcom, nei giorni scorsi, abbiamo prospettato la possibilità e la necessità di un’alleanza di saperi e di poteri. Ci chiediamo – concludono i rappresentanti dei giornalisti – se non ne abbia bisogno anche il ministero dell’Interno, visto che la Polizia postale è certo in grado di indagare sulla provenienza della notizie diffuse, ma non titolata a valutarne il fondamento».

(22 gennaio 2018) © Riproduzione riservata

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