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Ex Fissa

Ex Fissa, al via dal 1° febbraio lo sportello telematico della Fnsi
30/01/2018 – Chi vorrà avere informazioni relative al proprio credito residuo ed all’importo dell’eventuale transazione secondo le opzioni prescelte in sede di manifestazione di interesse potrà inviare una richiesta, corredata da un documento di identità in corso di validità, all’indirizzo exfissa@fnsi.it.

Sarà attivo, dal prossimo primo febbraio, lo sportello telematico che la Federazione Nazionale della Stampa Italiana mette a disposizione di tutti colleghi interessati dal Fondo Integrativo contrattuale Ex Fissa.

Chi vorrà avere informazioni relative al proprio credito residuo ed all’importo dell’eventuale transazione – secondo le opzioni prescelte in sede di manifestazione di interesse (riduzione del credito al 50%, 55% o 60% e conseguente liquidazione in 1, 3 o 5 anni) – dovrà inviare una richiesta, corredata da un documento di identità in corso di validità, al seguente indirizzo di posta elettronica: exfissa@fnsi.it.

La predetta richiesta dovrà essere presentata compilando – in ogni suo campo – l’apposito modello scaricabile qui o in fondo all’articolo.

Gli uffici della Federazione, verificata la completezza della domanda, provvederanno tempestivamente a contattare telefonicamente i colleghi per fornire loro le informazioni richieste.

Poiché le informazioni verranno comunicate telefonicamente, si raccomanda di prestare la massima attenzione al recapito telefonico (preferibilmente cellulare) che verrà indicato.

Si ricorda che la richiesta delle informazioni di cui sopra non comporta alcun vincolo alla sottoscrizione della futura transazione, ma costituisce unicamente uno strumento informativo – di supporto ulteriore al servizio già fornito dall’Inpgi – che la Fnsi mette a diposizione dei colleghi. Infatti, tutti coloro che hanno formalmente manifestato interesse alla sottoscrizione della transazione verranno comunque contattati per confermare la loro disponibilità alla firma dell’atto transattivo.

 

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Ex fissa, il 31 gennaio il pagamento della rata. Più di mille le opzioni per l’incasso anticipato

25/01/2017 – La commissione sta ora esaminando l’entità delle opzioni che sarà possibile evadere sulla base delle fonti di finanziamento disponibili e secondo un criterio cronologico stabilito dalla data di collocamento in pensione. La liquidazione sarà comunque preceduta dalla sottoscrizione di transazioni individuali.

Ex fissa, più di mille le opzioni per l’incasso anticipato

La commissione paritetica Fieg – Fnsi ha preso atto del risultato dell’iniziativa di opzione per incasso abbreviato delle prestazioni ‘ex fissa’, come da comunicazione inviata a tutti i giornalisti interessati, che ha registrato, entro il termine del 20 gennaio scorso, l’esercizio dell’opzione volontaria di prestazioni anticipate da parte di 1.025 giornalisti. Di questi 924 hanno scelto l’opzione del 50 per cento del capitale residuo in un’unica soluzione; 34 hanno chiesto il 55 per cento in tre rate annuali; 67 il 60 per cento in cinque rate annuali.

La commissione sta ora esaminando l’entità delle opzioni che sarà possibile evadere sulla base delle fonti di finanziamento disponibili e secondo un criterio cronologico stabilito dalla data di collocamento in pensione, fermo restando che la liquidazione sarà preceduta dalla sottoscrizione di transazioni individuali.

Come già annunciato, entro il 31 gennaio verrà pagata la rata di competenza dell’anno 2017 – nella misura minima di 3000 euro, sulla base della liquidità disponibile nel fondo e secondo le regole contrattuali – a tutti coloro che non hanno manifestato l’opzione di incasso abbreviato.

La commissione ha inoltre deciso che una somma di importo pari alla rata sopra indicata sarà pagata anche a coloro che hanno esercitato l’opzione di incasso anticipato, visto che è in corso l’iter per la definizione della quantità delle istanze accoglibili e per il perfezionamento delle necessarie transazioni.

Resta inteso che in caso di perfezionamento dell’opzione di incasso anticipato e di completamento del relativo iter, la somma in oggetto sarà da intendere come anticipazione della prestazione rimodulata.

Nel caso in cui l’istanza non possa essere evasa per insufficienza di risorse o in caso di mancato perfezionamento della necessaria transazione, la stessa somma sarà da intendere come rata del piano di rateizzazione, che proseguirà sulla base delle regole contrattuali vigenti.

 

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Fondo ex fissa: Asu e Ungp dell’Umbria incontrano i colleghi pensionati
“Imprescindibile il rispetto dei doveri da parte di tutti i soggetti coinvolti”

22/01/2018 – La richiesta a Fieg e Fnsi di rispettare con la massima responsabilità i doveri di firmatari dell’intesa per l’erogazione del Fondo ex fissa e il richiamo all’Inpgi a esercitare con efficienza i propri compiti, con particolare riferimento alla garanzia della trasparenza e della chiarezza necessarie nella gestione del trattamento previdenziale integrativo.

Sono le istanze condivise da Asu e Ungp dell’Umbria al termine del secondo incontro convocato venerdì 19 gennaio nella sede di via del Macello per analizzare la situazione del Fondo ex fissa, alla presenza del presidente dell’Asu Marco Baruffi e della vice presidente Noemi Campanella, dei componenti del Dipartimento sindacale Marta Cicci e Marco Gardenghi, e del presidente dell’Ungp regionale Enzo Ferrini.

I colleghi presenti alla riunione sono stati aggiornati sulle recenti vicende che hanno riguardato il Fondo ex fissa, dopo il primo incontro del 19 dicembre, e hanno ricevuto le informazioni utili a valutare come rispondere alla proposta di adesione alle opzioni di pagamento anticipato formalizzata dall’Inpgi, con scadenza 20 gennaio 2018.

I giornalisti pensionati hanno espresso preoccupazione per le incertezze sulle somme disponibili e sulla solvibilità del Fondo, sottolineando come la questione non riguardi soltanto i circa 2 mila colleghi collocati in quiescenza ma anche alcune migliaia di giornalisti in attività, e hanno lamentato la carenza di trasparenza e l’improvvisazione denotata da procedure e interventi continuamente modificati.

È stato, comunque, dato atto agli attuali vertici della Fnsi di aver intrapreso le iniziative tese a tutelare i colleghi.

In questo contesto sono state giudicate positivamente sia la presa di posizione della Fnsi nei confronti della Fieg per far rispettare l’accordo del 2014 e consentire l’erogazione a tutti i colleghi pensionati della rata minima di 3 mila euro lordi, che l’indisponibilità del sindacato a sottoscrivere ogni intesa che possa prevedere un taglio d’ufficio delle prestazioni, così come previsto dalla legge in caso di incapienza del Fondo.

Apprezzata, infine, l’iniziativa della Fnsi di attivare uno sportello di informazione a beneficio dei colleghi pensionati, che sarà supportato dall’Asu, per quanto di sua competenza, al fine di assicurare la necessaria consulenza ai giornalisti dell’Umbria.

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Ex fissa, le richieste di Ungp e Fnsi: a gennaio 3000 euro per tutti
Manifestazioni di interesse non vincolanti
12/01/2018 – Il sindacato solleciterà un accordo fra le parti sociali che consenta al ministero vigilante di sbloccare il residuo finanziamento da parte dell’Inpgi, così come previsto dal vigente Cnlg, che consentirebbe un progressivo riequilibrio della gestione. Confermate le comunicazioni già diffuse.

Il Comitato esecutivo dell’Ungp si è riunito a Roma insieme al segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso, al direttore Giancarlo Tartaglia e al vicedirettore Tommaso Daquanno per esaminare la situazione della “ex fissa”.
Nel confermare le comunicazioni precedentemente diffuse sui siti online della Fnsi e dell’Ungp, su richiesta dell’organizzazione dei giornalisti pensionati sono stati forniti ulteriori chiarimenti.
Nella prossima riunione della Commissione paritetica, la Fnsi chiederà al Fondo il pagamento della rata annua minima di garanzia contrattualmente prevista, pari a 3000 euro lordi, da corrispondere a tutti gli aventi diritto, cioè coloro che al 30 settembre 2017 avevano presentato domanda di pagamento della ex fissa, a prescindere dalle eventuali opzioni nel frattempo manifestate.
I moduli già trasmessi e in qualsiasi forma redatti che perverranno entro la proroga del termine fissata al prossimo 20 gennaio, non hanno alcuna efficacia vincolante per i colleghi, ma costituiscono una dichiarazione di intenti in vista della sottoscrizione di una transazione che produrrà effetti giuridici al momento dell’incontro delle volontà delle parti – giornalista e Fondo – e della relativa sottoscrizione. Gli interessati verranno contattati per definire luogo e tempi per sottoscrivere l’atto di transazione.
Nelle prossime settimane la Fnsi metterà a disposizione un servizio di assistenza diretta per consentire ai colleghi di conoscere l’esatto ammontare del credito residuo lordo, sul quale potranno essere esercitate le opzioni previste (50%, 55%, 60% rispettivamente entro il 2018, in tre anni o in cinque anni). Restano valide le attuali disposizioni contrattuali per chi non intende aderire alle tre ipotesi di transazione.
La liquidazione delle spettanze verrà effettuata sulla base dei parametri già comunicati: data di presentazione della domanda di pensionamento, disponibilità finanziaria del fondo.
Il Fondo “ex fissa” continua ad essere alimentato mensilmente con il contributo degli editori pari l’1,50% dell’ammontare delle retribuzioni. La Fnsi solleciterà un accordo fra le parti sociali che consenta al ministero vigilante di sbloccare il residuo finanziamento da parte dell’Inpgi, così come previsto dal vigente Cnlg, che consentirebbe un progressivo riequilibrio della gestione.
L’Unione nazionale giornalisti pensionati ha chiesto alla Fnsi di sollecitare l’Inpgi ad una maggiore chiarezza, trasparenza, tempestività nell’informazione per dare ai colleghi certezze sulle scelte da compiere.

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Ex fissa, il 31 gennaio il pagamento della rata 2017. Liquidazione nel corso del 2018 per l’incasso abbreviato
10/01/2018 – Prorogato al 20 gennaio il termine per l’eventuale adesione all’opzione per il pagamento in misura ridotta. Ad oggi ha scelto questa formula il 30 per cento dei 1.948 aventi diritto. L’erogazione delle somme avverrà in ordine cronologico stabilito dalla data di collocamento in pensione.

La rata dell’indennità ex fissa, nella misura minima di 3.000 euro prevista dagli accordi sottoscritti nel 2014 da Fieg e Fnsi, sarà pagata il 31 gennaio prossimo. A beneficiarne saranno i giornalisti aventi diritto che non hanno manifestato l’intenzione di chiedere il pagamento anticipato in misura ridotta. A quest’ultima opzione ha aderito ad oggi il 30 per cento dei 1.948 aventi diritto. La Commissione paritetica Fieg-Fnsi, venendo incontro alle sollecitazioni pervenute, ha deciso di prorogare al 20 gennaio 2018 il termine per inviare all’Inpgi le eventuali manifestazioni di interesse, tramite il modulo allegato alla lettera raccomandata che gli interessati hanno ricevuto (indirizzo mail: commissionepariteticaexfissa@legalmail.it).

I giornalisti che hanno chiesto di aderire ad una delle tre opzioni di pagamento anticipato con decurtazione saranno liquidati nel corso del 2018, in base alle risorse che si renderanno disponibili, secondo un criterio cronologico stabilito dalla data di collocamento in pensione (a parità di data, si terrà conto dell’anzianità anagrafica). La liquidazione sarà preceduta dalla sottoscrizione di transazioni individuali. Le opzioni disponibili sono tre: il 50 per cento del credito residuo in un’unica soluzione; il 55 per cento in tre rate annuali; il 60 per cento in cinque rate annuali. Come specificato nella lettera inviata a dicembre, si tratta di una scelta libera e volontaria.

Saranno aggiornate in tempi brevissimi le singole posizioni individuali, con il credito maturato da ciascun avente diritto, per consentire a tutti di conoscere l’ammontare della somma spettante. Acquisiti i dati, la Fnsi istituirà un servizio di ulteriore supporto a quello già fornito dagli uffici dell’Inpgi, che permetterà agli aventi diritto di conoscere in tempo reale il credito maturato.

Allegato di seguito il modulo che si può inviare all’Inpgi entro il 20 gennaio.

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Ex Fissa, la Fnsi chiederà di prorogare il termine per le domande di pagamento ridotto

21/12/2017 - Lo ha anticipato il segretario generale Raffaele Lorusso durante i lavori del Consiglio nazionale facendo propri i timori espressi dal presidente dell’Ungp, Guido Bossa. «La richiesta di proroga non farà venir meno il termine per il pagamento della rata del 2017, che rimane fissato al 31 gennaio 2018», ha precisato.

La FNSI chiederà una proroga del termine per l’eventuale presentazione delle richieste di pagamento dell’indennità ex fissa in misura ridotta in una, tre o cinque rate. Lo ha detto il segretario generale Raffaele Lorusso in Consiglio nazionale, facendo propri i timori espressi dal presidente dell’Unione giornalisti pensionati, Guido Bossa.

«Siamo consapevoli – ha spiegato – che il recapito delle lettere raccomandate agli aventi diritto, la cui spedizione per conto del fondo ex fissa è stata affidata all’Inpgi, potrebbe subire ritardi e disguidi, vista la concomitanza del periodo natalizio. Per questa ragione, nella riunione del comitato di gestione del fondo, alla ripresa dopo la pausa, chiederò che venga concessa una proroga per presentare le domande. Se infatti le lettere dovessero essere recapitate durante le vacanze o a ridosso del 31 dicembre, i colleghi eventualmente interessati ad esercitare l’opzione che prevede il pagamento in tempi più brevi potrebbero non avere tutti gli elementi necessari per decidere con cognizione di causa. La richiesta di proroga, comunque, non farà venir meno il termine per il pagamento della rata del 2017, che rimane fissato al 31 gennaio 2018».

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EX FISSA, LA RATA 2017 SARA’ PAGATA A GENNAIO

Via libera all’erogazione della tranche 2017. Permane la situazione di criticità. Ripercorrendo la storia dell’istituto si capisce perché i conti sono saltati da tempo

15/12/2017 – La rata dell’indennità ex fissa sarà erogata entro il 31 gennaio 2018. Le modalità saranno comunicate nei prossimi giorni con lettera raccomandata ai 1.948 giornalisti interessati. Il fondo è incapiente, tanto che nel 2014 se ne è resa necessaria la messa in liquidazione. La crisi di liquidità, inizialmente tamponata con un finanziamento di 12 milioni da parte dell’Inpgi al tasso del 4.60 per cento, si è riproposta in tutta la sua drammaticità quando il ministero del Lavoro ha impedito allo stesso Inpgi di erogare la seconda tranche del finanziamento di complessivi 35 milioni previsto dall’accordo contrattuale del 2014.
A questo punto, Fnsi e Fieg potevano rinviare di un anno il pagamento delle rate (ipotesi gradita agli editori) o studiare altre soluzioni. La strada scelta, illustrata nella lettera agli interessati, prevede, fermo restando il credito maturato da ciascun giornalista, la possibilità – che recepisce le richieste di numerosi colleghi – di aderire ad un’opzione su base esclusivamente volontaria. L’opzione consiste nel richiedere la liquidazione del 50 per cento, del 55 per cento o del 60 per cento della somma maturata, rispettivamente in una, tre o cinque rate annuali. Raccolte le eventuali adesioni (entro il 31 dicembre prossimo), a gennaio si metteranno a punto i pagamenti.

Ad oggi le aziende Fieg hanno fatto fronte a tutti gli adempimenti previsti dal contratto, versando al Fondo le somme dovute.

La crisi del Fondo è strutturale e risale alla sua costituzione. Per questa ragione, è bene ripercorrere le tappe fondamentali della vicenda.

La fissa era un istituto del contratto nazionale di lavoro giornalistico introdotto nel 1919 e rimasto in vigore fino al 1981: le prestazioni erano a carico della singola azienda.

L’indennità fissa fu abolita con il contratto in vigore dal 1° gennaio 1982 e sostituita con l’indennità di mancato preavviso in caso di risoluzione del rapporto di lavoro da parte dell’azienda. In quello stesso contratto si confermò, comunque, che l’indennità fissa continuava ad essere erogata dalle rispettive aziende nei casi di dimissioni del giornalista con 55 anni di età e 10 anni di anzianità aziendale, ovvero con una anzianità aziendale superiore a 15 anni, a prescindere dall’età anagrafica. Sempre con quel contratto le parti si impegnavano a concordare una diversa successiva disciplina contrattuale per salvaguardare il beneficio economico della “fissa” senza oneri aggiuntivi per le aziende.

Con il contratto sottoscritto da Fieg e Fnsi il 15 luglio 1985 fu raggiunto un “accordo per prestazioni previdenziali integrative”, che prevedeva la costituzione di una gestione speciale presso l’Inpgi, a seguito di una convenzione stipulata tra Fieg, Fnsi e lo stesso Inpgi, in base alla quale, a decorrere dal 1° dicembre 1985, i giornalisti avrebbero avuto diritto a percepire al momento del pensionamento una “prestazione previdenziale integrativa” dalla gestione speciale Inpgi, in sostituzione della ex indennità fissa, che percepivano in precedenza dall’azienda al momento della risoluzione del rapporto. La nuova prestazione previdenziale integrativa poteva concretizzarsi, in base all’opzione del giornalista, nella liquidazione del capitale o nella liquidazione in rendita del capitale maturato. L’importo era compreso fra le 7 e le 13 mensilità, calcolate sull’ultima retribuzione comprensiva dei ratei di tredicesima e indennità redazionale.

I casi previsti per ottenere la prestazione erano i seguenti:

  1. dimissioni dopo almeno 15 anni di servizio presso la stessa azienda;
  2. dimissioni dopo almeno 10 anni di servizio presso la stessa azienda avendo superato il 55° anno di età;
  3. dimissioni dopo almeno 3 anni di servizio presso la stessa azienda avendo superato il 60° anno di età.

A questi casi fu aggiunto anche quello di risoluzione del rapporto di lavoro per decesso (che sostituiva l’indennità di mancato preavviso a carico dell’azienda, come previsto dalla legge) nonché il caso di risoluzione del rapporto di lavoro per limiti di età (anche in questo caso in sostituzione dell’indennità di mancato preavviso a carico dell’azienda per legge).

Per il finanziamento della gestione speciale si introdusse un contributo a carico delle aziende editoriali nella misura dell’1% delle retribuzioni corrisposte ai giornalisti dipendenti a tempo indeterminato. Questa aliquota fu successivamente elevata, a decorrere dal 1° gennaio 1987, all’1,50% per garantire la sostenibilità della gestione.

Il Fondo nacque strutturalmente deficitario. Infatti, nel corso degli anni sono stati numerosi gli interventi con i quali si è cercato di assicurarne la sostenibilità, rivelatisi tutti insufficienti.

Già il 25 luglio 1986 (appena un anno dopo l’entrata in vigore dell’ex fissa), fu previsto, a carico delle aziende, un contributo una tantum aggiuntivo pari a 200mila lire per ogni giornalista dipendente.

Il 1° luglio 1987 fu previsto un successivo contributo una tantum a carico delle aziende di 230mila lire, sempre per ciascun giornalista dipendente.

Il 22 dicembre 1993 fu previsto un ulteriore contributo una tantum di lire 453mila lire alle stesse precedenti condizioni.

Con accordo del 24 novembre 2010, a fronte dell’aggravamento della gestione del Fondo ex fissa e preso atto della disponibilità dell’Inpgi, le parti concordarono un’anticipazione al fondo da parte dell’Inpgi di 37 milioni di euro in due tranche. L’anticipazione sarebbe stata coperta con un’aliquota addizionale a carico delle aziende pari allo 0,35 per cento, in aggiunta all’aliquota dell’1,50 per cento.

Il resto è storia recente.

Nato strutturalmente deficitario (l’aliquota di contribuzione è largamente insufficiente a garantire le prestazioni), il Fondo ex fissa è diventato una voragine perché ha assicurato prestazioni non sostenute dalle contribuzioni. Il meccanismo è tale, infatti, che fin dal primo giorno c’era la certezza del default e che qualcuno, prima o poi, doveva farsene carico. Come nelle migliori tradizioni italiane, si è sempre preferito non affrontare il problema strutturale e rimandare la soluzione al momento in cui il fondo sarebbe letteralmente esploso.

Perché il fondo è sempre stato strutturalmente in default? Per comprenderne le ragioni, non servono nozioni di matematica finanziaria, basta conoscere le quattro operazioni. Per esempio, l’assegno è stato calcolato sempre sull’ultima mensilità. Aumenti di stipendio o promozioni ottenute negli ultimi anni della vita lavorativa (ci sono stati tempi in cui abbondavano), determinavano l’ammontare dell’indennità. Alcuni giornalisti sono riusciti a percepire l’ex fissa fino a 3 volte. Tutto legittimo, perché previsto dal contratto, ma economicamente insostenibile perché a pagare non era l’azienda di cui il giornalista era dipendente, ma il Fondo comune. Le uscite massicce dal mondo del lavoro degli ultimi anni, incentivate dagli editori, hanno aggravato ulteriormente la situazione fino al dissesto.

Per dare un’idea di come funzionava (o non funzionava) il Fondo, si riportano alcuni importi liquidati in un’unica soluzione nel periodo 2005-2015. Nella prima colonna è riportato l’importo liquidato al beneficiario in un’unica soluzione, nella seconda i contributi al fondo calcolati sulla base dell’1,50 per cento delle retribuzioni percepite nel corso della carriera, nella terza colonna l’incremento percentuale della somma percepita rispetto a quella effettivamente versata.

Importo lordo liquidato Contr. 1,50% % incremento
€ 903.236,00 185.000  488%
€ 874.878,00 176.000  497%
€ 786.588,00 140.000  560%
€ 686.740,00 100.876  680%
€ 652.751,00  34.887 1871%
€ 577.217,00  80.937  713%
€ 474.203,00  65.472  724%
€ 425.084,00  67.517  630%
€ 372.191,00  49.840  747%
€ 369.522,00  68.058  543%
€ 368.153,00  57.236  643%
€ 367.164,00  51.033  719%
€ 340.544,00  65.116  523%
€ 336.924,00  61.993  543%
€ 519.878,00  98.086  530%
€  94.137,00  20.018  470%
€ 399.660,00  33.455 1194%

 

Si tratta soltanto di pochissimi esempi che però rendono bene l’idea dell’insostenibilità del fondo. Anche guardando agli importi più bassi, qui non riportati, il rapporto fra versamenti e prestazioni è fuori dalla norma: l’incremento va dal 100 al 350 per cento.

Va poi aggiunto che fra gli importi in corso di rateazione ce ne sono alcuni di particolare consistenza. Su tutti, uno da 1.436.528,00 euro e un altro da 1.424.240,00 euro.

I debiti fanno capo al Fondo che deve essere alimentato dalle aziende Fieg e devono essere pagati. Una considerazione (amara) però si impone: queste prestazioni, maturate a prescindere dal montante contributivo, non hanno niente a che vedere con la previdenza integrativa. Era risaputo dall’inizio, ma si è preferito far finta di niente, prendere fino a quando possibile, lasciando ai posteri l’onere del default. Qualcuno è a conoscenza, in un qualche angolo del mondo, di un fondo integrativo previdenziale che assicura rendimenti come quelli sopra indicati?

(15 dicembre 2017) © Riproduzione riservata

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