domenica, Agosto 14

Nasce la “Carta del carcere e delle pene”, no alla cattiva informazione

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Un codice deontologico dedicato a chi scrive di imputati, condannati, detenuti, delle loro famiglie e del mondo carcerario in genere. È la “Carta del carcere e delle pene”, approvata dall’unanimità dall’Ordine nazionale dei giornalisti e che sarà venerdì 15 marzo alle 11 nel corso di un conferenza stampa nell’istituto penitenziario di Regina Coeli a Roma.
Già sottoscritta dagli Ordini regionali della Lombardia, del Veneto, della Toscana, dell’Emilia Romagna, della Basilicata, della Liguria, della Sardegna e della Sicilia, la Carta ambisce ad essere qualcosa di più di un documento di indirizzo, una sorta di vademecum che – senza interferire con la libertà di cronaca – metta qualche paletto alla cattiva informazione. La Carta – spiegano i promotori – nasce da “una riflessione collettiva, maturata all’interno delle redazioni carcerarie, tra coloro che fanno giornalismo in carcere e sul carcere”. Un dibattito dal quale è emersa la necessità di “informare gli informatori, che troppo spesso scrivono di carcere ignorando cosa prevedono le leggi che regolano la materia”. Sono leggi quelle che consentono a un detenuto di accedere a benefici e misure alternative: la possibilità di riappropriarsi progressivamente della libertà “non mette in discussione la certezza della pena. Semplicemente un giudice ha deciso un diverso modo di espiazione della pena, con tutti i limiti previsti dalle misure alternative”. La Carta invita a ricordare che “il reinserimento sociale è un passaggio complesso che dovrebbe avvenire gradualmente, come previsto dalle norme che consentono l’accesso al lavoro esterno, i permessi premio, la semi-libertà, la detenzione domiciliare, l’affidamento in prova ai servizi sociali”. Non manca il riferimento al diritto all’oblio: una volta scontata la pena, “l’ex detenuto che cerca di ritrovare un posto nella società non può essere indeterminatamente esposto all’attenzione dei media che continuano a ricordare ai vicini di casa, al datore di lavoro, all’insegnante dei figli e ai loro compagni di scuola il suo passato”. (ROMA, 14 MARZO – AGI)

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